di Mario De Santis *

 

(segue dalla prima pagina)

 

Così Maria ci ha donato Gesù, il quale a sua volta ha eletto Maria a Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.

Quest’anno 2001, il primo del terzo millennio, è stato caratterizzato nella nostra Chiesa locale, come l’anno in cui tutti noi, prendendo coscienza della nostra vocazione battesimale, ci mettiamo alla sequela di Gesù, con maggior impegno ed entusiasmo.

Non dobbiamo pensare però che ciò sia facile. Non è enunciando i nostri desideri che essi si realizzano. E poi, non dobbiamo dimenticare che siamo deboli e che ci lasciamo facilmente prendere dallo scoraggiamento, soprattutto, poi, quando non vediamo assecondati i nostri progetti.

C’è una forza misteriosa e cattiva che rema contro e che è in agguato in attesa di vederci esausti, cedere dai nostri progetti di bene.

 

 

 

 

Seguire Gesù significa innanzi tutto subire il suo fascino.

Quando gli apostoli lo hanno incontrato sono rimasti attratti da lui, affascinati e si sono lasciati catturare. E una prova ci è offerta dal dialogo tra Gesù e Natanaele, il nostro Bartolomeo, al loro primo incontro. E’ Filippo che conduce Bartolomeo da Gesù, vuole che lo incontri nonostante la sua diffidenza: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?“ Ma Gesù andandogli incontro, mentre lo elogia, gli si rivela: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. E la risposta : “ Come mi conosci ?”. Gli rispose Gesù: ”Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Ecco Gesù ha colpito ancora. 

 

 

Egli ci conosce molto più di quanto non ci conosciamo noi e la sua conoscenza non è per dare un giudizio su di noi, ma è quella conoscenza intima, profonda, di cui tutti sentiamo fortemente l’esigenza perché  è quella conoscenza che nasce dall’amore. Dobbiamo imparare ad abbandonarci in lui. Credo che lo sviluppo del cristianesimo abbia avuto il suo punto di forza nella testimonianza che gli apostoli hanno dato alla gente, quando predicavano, del loro singolare rapporto avuto con Gesù. La loro predicazione era un raccontare un uomo di cui erano perdutamente innamorati, quando lo nominavano i loro occhi sfavillavano di gioia, e lo  sentivano vicino, presente, accanto a loro quando

 

 

parlavano di lui.

Mettersi alla scuola di Gesù significa entrare in un rapporto “di amorosi sensi” con Lui. Desiderare di conoscerlo, di sapere sempre di più della sua vita intima per partecipargli la nostra intimità. Ecco allora l’importanza della lettura del Vangelo. Ma questo è solo il primo passo. Lui stesso ci condurrà per mano e ci introdurrà nel suo mistero e ci farà godere della sua presenza nella preghiera e nella contemplazione. Ma anche qui dobbiamo stare attenti, dobbiamo aver pazienza con noi stessi. Ogni cosa a suo tempo. Se pensiamo che gli Apostoli, dopo aver vissuto con lui per tre anni, non avevano capito nulla e la loro mente si è aperta alla comprensione del suo mistero solo dopo la discesa dello Spirito Santo, allora comprendiamo le difficoltà e i rischi del nostro cammino.

Insomma, se in quest’anno noi riusciremo a vincere la pigrizia interiore assecondando la sete di Dio reclamata dalla profondità della nostra coscienza; se saremo capaci di chiudere le nostre orecchie al canto delle sirene che mentre ci suggestiona e ci attrae non ci appaga ed accresce la nostra noia di vivere; se solo cerchiamo di orientare il nostro sguardo a Lui, Gesù di Nazareth , il nostro amico e Signore, la sorgente inesauribile d’acqua viva, e ci incamminiamo verso di Lui che è Via Verità e Vita, possiamo dire che abbiamo iniziato il nostro discepolato.

* parroco

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